Il fattore umano: il valore della diversità

marzo 9th, 2018 Gli Affini

Al centro dell’ultima edizione di Identità Golose il “Fattore Umano”: il valore delle relazioni umane nel mondo della ristorazione è stato dunque il filo conduttore di una delle più grandi manifestazioni eno-gastronomiche internazionali.


Chiamandoci Damini Macelleria&Affini, ci siamo sentiti immediatamente coinvolti: gli “Affini”, per noi sono quelle affinità elettive che nascono spontanee e generano in primis una storia, un racconto basato su elementi valoriali che ci accomunano: come il rispetto, l’etica, la fiducia.

Chi ci conosce ed è stato da noi sa che entrare da Damini è come entrare in una grande casa in cui la Famiglia ti accoglie, si manifesta e ti abbraccia. Nessun sipario che divida l’ospite dalle dinamiche – spesso scoppiettanti – della nostra realtà. La nostra attività è frutto di una tradizione, di una storia. Nel DNA Damini c’è il valore della relazione umana che ci ha fatto fare una scelta di campo netta: collaborare solo ed esclusivamente con persone che condividessero i nostri stessi valori.

Lo sapete, da noi le giornate sono molto lunghe e non è sempre facile ricordare che ogni persona che contribuisce a portare avanti la nostra azienda ha anche una vita al di fuori e delle esigenze diverse magari. A volte si è talmente presi da mille idee, mille progetti, ordini, spedizioni, comande che è difficile ma cerchiamo di impegnarci a rispettare gli spazi e i tempi, diventando noi in primo luogo gli ambasciatori di quello che desideriamo per i nostri ospiti: lo stare bene, il godere della vita!

Puntiamo molto sui nostri giovani collaboratori, senza i quali perderemmo la grinta, quella voglia di mordere la bellezza della vita. A volte stargli vicino vuole dire essere loro amici, a volte loro ispiratori, a volte i loro genitori, e nel capirli e nel motivarli crescere insieme!

Diamo il nostro meglio insieme!

Abbiamo chiesto loro di condividere con noi e con voi alcuni pensieri su cosa significhi il “fattore umano” e ammettiamo che ci sono brillati gli occhi d’emozione a leggerli.

Amore. Rispetto. Onestà. Fiducia. Cura. Ascolto. Gentilezza. Sorriso. Legame. Armonia. Gruppo. Famiglia. Alcune delle parole che accomunano tutte le loro considerazioni.

“È quel legame alchemico, quella carica in più che dà la svolta al rapporto che si crea anche all’interno dello staff e che permette di lavorare ad un obiettivo comune, il ‘far star bene, il prendersi cura dell’ospite’ creando una sinfonia che aleggia armoniosa tra la cucina, la sala, e che ci accompagna mentre siamo alla scoperta dei produttori e delle loro storie, delle loro passioni”

“È il valore aggiunto che ognuno di noi ha, anche un semplice sorriso che trasmette l’amore e la passione per quello in cui crediamo.”

“È l’intuizione del momento di trasformare un tappo di una bottiglia aperta e bevuta in onore di un traguardo personale in un portachiavi come buon auspicio per una nuova attività e come piccole messaggio di partecipazione a quella gioia; è un pensiero; una gentilezza senza aspettativa di tornaconto. È fermarsi un attimo ad ascoltare il prossimo in una società sempre più di corsa; è un sorriso, è chiedere scusa quando si sbaglia, è far star bene le persone che ci vengono a trovare e accoglierle con amore che è dare senza pretese.”

Lo Chef Giorgio Damini sentendo molto suo questo fattore, ci tiene a condividere un suo pensiero:

“Per me, Giorgio, la cucina è l’ambiente in cui si manifesta in maniera dirompente il ‘fattore umano’. Quando cucino è l’insieme di emozioni, dei rapporti che si instaurano, che dà importanza al piatto, non solo a livello gustativo. Fossilizzarsi sulle ricette è un atteggiamento miope: un piatto non è solo dosi e procedimento! Vi partecipa alla creazione tutto quello che ci circonda, in primis le persone e le relazioni.

Fondamentali ingredienti sono l’accettazione della bellezza che sta nella diversità, per esaltarne le potenzialità e la passione nel ricercare un dettaglio che possa fare la differenza. Non essendo una persona che parla molto, preferisco una comunicazione che vada al di là di lunghi discorsi motivazionali e che si concretizzi nel cogliere il piccolo gesto o il cambiamento di ciascun ragazzo, elaborarlo e trasmettere poi un suggerimento diretto che metta nella condizione di dare ognuno il proprio meglio.

Credo inoltre che il fattore umano debba essere per tutti i ristoratori e gli chef del nuovo millennio il principio su cui fondare la propria attività: essendo una professione che chiede molto impegno e sacrificio, occorre condividere un ambiente di lavoro stimolante e sereno per la crescita personale e professionale dei ragazzi, che li gratifichi e rispetti anche il loro tempo libero, condizione necessaria per riuscire a mantenere un equilibrio creativo.”

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