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Tra il grano e il cielo

febbraio 1st, 2018 Dalla Cucina

In occasione della mostra dedicata al pittore Vincent Van Gogh, in corso presso la Basilica Palladiana di Vicenza, intitolata “Tra il grano e il cielo”, lo Chef Giorgio Damini rende omaggio con un piatto ispirato alla bellezza dei fiori di girasole, protagonisti di una serie di capolavori dell’artista olandese.

Lo Chef, attratto dall’uso dei colori del Maestro, approfondisce l’argomento, studia con meticolosa passione il tratto creativo, la grammatica espressiva e la ricerca stilistica celata in ogni pennellata.

La magia di un fiore che trascorre parte della propria vita a cercare ed inseguire il Sole nel cielo, non poteva che ispirare un dessert. Apparentemente dipinto sulla tela, è in realtà scorporato da questa, posto su di un altro piano, immediatamente fruibile, pronto per essere mangiato.

Gli strumenti creativi di Giorgio sono gli ingredienti scelti, esattamente come lo furono i colori per Van Gogh. Il mais, per richiamare il giallo vivo e saturo dei fiori, reso sotto forma di crumble croccante, leggermente salato. Miele e polline, per conferire sfumature di giallo complementari, per donare dolcezza, per introdurre gioia grazie all’evocazione del meraviglioso ciclo di fertilità del fiore. Bacche di mirtillo, per introdurre il blu tendente al viola e per contrapporre l’acidità alla dolcezza. La foglia e la polvere d’oro, per catturare la luce riflessa dagli altri ingredienti, impreziosendone le tonalità ed armonizzandone le frequenze; zabaione senza alcol, per rendere materica la consistenza pastosa e densa delle pennellate dell’artista.

In una bellissima lettera, indirizzata al fratello Théo, Vincent scrive: “[…] ho ritrovato la mia calma di spirito e l’energia mi ritorna ogni giorno di più. Si tratta, per me, di imparare a disegnare bene, a dominare sia la matita sia il carboncino sia il pennello e, una volta raggiunto questo, farò delle buone cose […]”. Giorgio, nel tempo, ha fatto proprie la “calma di spirito e l’energia” creativa, utilizzandole per preparare delle “buone cose” e sembra rivolgersi al fratello Gian Pietro non già attraverso una lettera, come fece Vincent, ma utilizzando questa magnifica trasposizione gastronomica per condividere con noi lo spirito della famiglia Damini.

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